PER TIZIANO TERZANI, 1938-2004
di WM1, WM2, WM3, Secondo Calibano.



[WM2:] La prima volta che abbiamo incontrato Tiziano Terzani, si era in quel di Maresca, Appennino tra Bologna e Pistoia, un paese da supereroe troglodita che non ha nemmeno il municipio. Occasione: l'uscita di uno strano libro, La disfida del cartello, pubblicato dalla Société Éditoriale Mapsulonnaise, casa editrice di Mapsulon, micronazione con territorio sparso e lingua ufficiale il francese. A invitarci, un giapster della primissima ora, Leonardo - a.k.a Secondo Calibano, libraio edicolante del paese, scrittore, custode delle tradizioni mapsulonesi, editore del libro in questione. Maresca non dista molto da Bologna, la strada è comoda, le montagne piacevoli, specie d'estate... Mettere piede a Mapsulon, dopo averne sentito tanto parlare, conoscere il famigerato Calibano, assistere alla presentazione di un libro definito "molto blissettiano" e alla fine di tutto scambiare pure due parole col grande Terzani ci sembravano motivazioni più che sufficienti. Ci siamo seduti in macchina e abbiamo puntato il cofano sulla Porrettana. Non so Wu Ming 1, che spesso è più informato di me: per quanto mi riguarda, le foto più recenti che avevo visto di Terzani risalivano a molti anni prima. Così, quando siamo arrivati a Maresca, con la presentazione già cominciata da qualche minuto, non è stato proprio immediato capire chi fosse quella specie di guru con barba e capelli bianchi, codino sulla nuca e dhotti annodato in vita, che parlava da una specie di terrazzino, raccontando con forte accento toscano le vicende rocambolesche di un semplice cartello turistico. Già, perché il libro mapsulonese – scritto anche dallo stesso Terzani, sebbene dubito sia stato inserito nella sua bibliografia ufficiale – parla della sfida poetica nata intorno al cartello "Foresta di Orsigna". Orsigna è un paese tipo Maresca, giusto una valle più in là, dove Terzani trascorre le giornate libere quando si trova in Italia. La "Foresta di Orsigna" – ça va sans dire – per gli abitanti di Maresca si è sempre chiamata "Foresta di Maresca". Da qui uno scambio molto fitto di cartelli e contro-cartelli, appesi un po' dappertutto nei boschi che separano i due paesi, nelle piazze e sui muri delle case, con prese in giro, sfottò e rivendicazioni. I primi a comparire - non ricordo in favore di quale fazione - sono firmati solo "Il Tarlo". Subito questo Tarlo diventa una specie di eroe popolare, un Robin Hood tosco emiliano, un nome collettivo che tutti gli esponenti di quella fazione useranno per firmare i loro comunicati ( e qui c'è l'aspetto blissettiano della faccenda). Da parte sua, anche Terzani partecipa al gioco, che ovviamente, secondo la tradizione dello stornello toscano, si svolge con rime rigorose e bislacche. Terminata la presentazione, con un Terzani esplosivo, carico come se stesse scancherando (ante factum, ché manca ancora un anno al Nine-Eleven) contro la Fallaci, arriva l'atteso momento delle due chiacchiere e della bevuta. Non ricordo con precisione quel che ci si è detti, forse perché un elemento ha preso il sopravvento su tutto il resto, creando una magia e una vicinanza molto particolari: "Anche io sono wu ming, come voi – ci ha spiegato Terzani, che il cinese lo conosce davvero. - Da quando vivo in India, sapete, mi faccio chiamare Anam. In sanscrito: Senza Nome". [WM1:] Pochi giorni dopo quell'incontro, viene pubblicata la prima, sfortunata edizione di Asce di guerra. Poiché vi si parla di estremo oriente e di una guerra popolare che Terzani ha raccontato stupendamente nei suoi libri Giai Phong e Pelle di leopardo, gli facciamo pervenire una copia, non ricordo più in quale parte del mondo. Il 21 ottobre 2000, riceviamo un'e-mail inaspettata: BRAVISSIMI. Avete tutta la mia simpatia...e la mia ammirazione per la straordinaria storia che avete scovato. Ero appena arrivato in Indocina nel 1972 quando uno strano tedesco, capitano di navi mercantili della DDR, venne a trovarmi a Singapore con affabulanti storie di europei in ..LAOS. Bravi. Da un'India calda e lontanissima da ogni rivoluzione, dopo l'unica quella di Gautama piuu' di 2.500 anni fa, vi mando a Yi, Liang, San, Si, Wu [in mandarino: 1, 2, 3, 4 e 5, N.d.R.] un amichevolissimo saluto anam Nel suo Lettere contro la guerra, Terzani scrive: "L'esistenza qui è semplicissima. Scrivo seduto sul pavimento di legno, un pannello solare alimenta il mio computer; uso l'acqua di una sorgente a cui si abbeverano gli animali del bosco - a volte anche un leopardo -, faccio cuocere riso e verdure su una bombola a gas, attento a non buttar via il fiammifero usato. Qui tutto è all'osso, non ci sono sprechi e presto si impara a ridare valore ad ogni piccola cosa. La semplicità è un enorme aiuto nel fare ordine." Per noi quel breve messaggio ha il valore di una reliquia immateriale: ce lo vediamo accovacciato sulle assi di legno, vediamo il pannello fotovoltaico che cattura i raggi del sole e li converte nell'energia necessaria per collegare l'Himalaya indiana a Bologna, dove "Yi, Liang, San, Si e Wu" riceveranno la mail... e ne trarranno grande conforto. [WM2:] Lo abbiamo rivisto due anni dopo, sempre alla presentazione di un suo libro, questa volta decisamente più "ufficiale": Lettere contro la guerra, alla Feltrinelli International di Bologna. Anche stavolta, da bravi cazzoni, arriviamo che la cosa è già cominciata e bisogna spingere per riuscire a entrare, c'è gente aggrappata alle balaustre, seduta sugli scaffali, in piedi per le scale. Arriva il momento della firma libri. Ci mettiamo in fila, col nostro timbrino in una mano e una copia di 54 nell'altra, ripassando nella testa la frase in cinese che dobbiamo dire, visto che l'ultima volta è stato lui a darci lezione di lingue, e stavolta tocca a noi fare gli sboroni, che nel frattempo, col cinese, abbiamo fatto progressi. Arriviamo in fondo. Lui è seduto su una poltrona, nella posizione del loto, stesso abbigliamento esibito a Maresca, stessa barba, forse un po' più lunga, stessi capelli. - Wo renshi ni, ni jiao Anam, wo jiao Wu Ming. Ni jizhu ma? Zhè ben shu shi womende xinde xiaoshuo. (Io ti conosco, tu ti chiami Anam, io mi chiamo Wu Ming, ti ricordi? Questo è il nostro nuovo romanzo.) Terzani si è messo a ridere di gusto, certo che si ricordava! Io invece ricordo molto bene la faccia di Montoni, megapresidente delle Feltrinelli d'Italia, uno che fino a cinque secondi prima aveva idee vaghissime e remote sul nostro conto. Vedendo che Terzani parla con noi in cinese, ride, ci dà pacche sulle spalle, chiede di scrivergli più spesso al suo indirizzo e-mail, il soggetto in questione comincia a balbettare lodi nei nostri confronti, a tirar fuori aggettivi, a pronunciare, forse per la prima volta in vita sua, il nome del nostro collettivo... - Certo, Wu Ming, come no... Irresistibile. Grazie, Anam. Ovunque tu sia. [WM1:] Qualche mese dopo, al Festivaletteratura di Mantova, oppressi dall'atmosfera idolatrica e "divocentrica", tagliamo la corda dopo aver fatto quattro ciàcole con Tom Benetollo (peace be unto him as well), incontrato per caso a tarda notte. La sera dopo, parleranno in piazza Terzani e Gino Strada. Ci diciamo: "Peccato non aver visto Terzani", ma pensiamo che non sarà difficile incontrarlo nei mesi a venire a qualche appuntamento pacifista. Per la prima volta da diversi anni, Terzani ha scelto di non svernare in India, c'è tanto da fare qui, conferenze, cortei, il Forum Sociale di Firenze... C'è una guerra a cui opporsi. Oggi Benetollo e Terzani non sono più con noi, il progetto di una "guerra infinita" per la supremazia americana sull'universo è affondato nel pantano iracheno, noi viaggiamo sui treni di un paese in stato di decomposizione avanzata e ogni volta che sento squillare un telefonino e qualcuno/a sbraita gli ininteressanti cazzi suoi a beneficio delle orecchie di tutta la carrozza, penso allo stupore di Terzani, dopo anni di Himalaya, di fronte al rapidissimo deterioramento dell'esperienza (un tempo magnifica) del viaggio ferroviario lungo la Penisola: - E' tutto un trillare, sembra di stare in una grillaia! Quella parola che viene dal fondo delle campagne toscane, grillaia, invade i pensieri ogni qualvolta il/la monologante di turno dice a voce altissima: - SI... SONO QUI SUL TRENO, MI SENTI?... ABBIAMO APPENA PASSATO PIACENZA... LA PROSSIMA E' PARMA, POI C'E' REGGIO... SIAMO PARTITI DA MILANO CON CINQUE MINUTI DI RITARDO... DOPO REGGIO C'E' MODENA... [WM3:] Tiziano Terzani ha reso anche la propria morte fatto sociale, delicatamente pubblico, comune. Di tutti noi. La sua morte è anche la nostra, omeopaticamente condivisa, e ci consegna valigie di riflessioni e insegnamenti inestimabili. Entra con ogni diritto e tutti gli onori nel ristretto Pantheon dei nostri santi laici: coloro il cui ricordo ci rende la vita più lieve e la cui eredità orienta il nostro timone. Diventa lungo l'elenco e abissale il vuoto: tocca ad altre generazioni, una volte per tutte, raccoglierne l'opera e il senso, e farsi carico di tracciare una rotta per sè stessi, e i propri cari, e per tutti. E' meraviglioso che uno come Terzani sia diventato in questi anni un'icona e un mito per decine di migliaia di adolescenti che lo avevano scoperto e riconosciuto, giustamente, come messaggero di pace e convivenza tra le culture. Rappresenta il senso stesso, e profondo, della possibilità: le bizzarre traiettorie che la storia disegna per mettere uomini e donne, idee e generazioni in contatto tra loro, dando vita a scintille, fuochi, che illuminano il presente da altre prospettive, e immaginano il futuro come fino a ieri non avremmo osato. Ritengo una fortuna e un onore aver conosciuto persone come Terzani, Benetollo, Primo Moroni e molti altri: tutti diversi tra loro, ma tutti accompagnati dal desiderio insopprimibile di vivere, in pieno, dentro la comunità degli uomini e delle donne, tutti, di ogni tempo e latitudine, e solo a quella immensa comunità, e alla sua cura, aver legato il senso e l'opera della propria vita. Ci toccherà essere all'altezza di tutto questo, e insieme al lascito dei nostri santi laici crescono anche le responsabilità. [Secondo Calibano:] Il giorno 28 luglio 2004 Tiziano Terzani ha lasciato questo mondo dalla valle di Orsigna (PT). Lui era il più famoso dei compagni di strada della société éditoriale mapsulonnaise, ma superato l'imbarazzo del famoso, fummo presto in grado di apprezzarne l'affascinante personalità. Il sottoscritto può affermare che l'incontro con Terzani è stato uno di quelli che si ha la fortuna di fare forse una volta nella vita. Ha lasciato un segno con lo stile della sua scrittura, con i mesi di puro divertimento durante il lavoro di realizzazione del libretto La guerra del cartello, con la sua lucida ostinazione contro la follia globale, fino ad influenzare il rapporto con il telefono e con la carne, che sto cercando di eliminare completamente dai miei piatti. E poi i viaggi: furono solo le sue ripetute insistenze a visitare l'India partendo dalla sua casa di Delhi che mi fecero andare in quel paese dove inevitabilmente ritornerò. I suoi ultimi scritti sono particolarmente intrisi di richiami all'impermanenza e all'inutilità di eccessivi attaccamenti alle cose terrene, tuttavia queste sono le ore in cui ci viene da pensare alla sua forma terrena ed impermanente, che non esiste già più. Ma il suo ultimo libro, in cui traspare la volontà di documentare tutto, fino all'incontro con una minuscola coccinella, rimane una grande miniera di terzanità. Il sito http://www.mapsulonnaise.net/ lo ricorderà per qualche tempo con una foto che lo ritrae in una posa quasi donchishottesca, scattata durante la presentazione dell'agosto 2000 a Maresca. "Andando a giro per il mondo a incontrare medici, maghi e maestri avevo certo capito che era inutile continuare a viaggiare, che la cura delle cure non esiste e che la sola cosa da fare è vivere più coscientemente, il più naturalmente possibile, vivere in maniera semplice, mangiando poco e pulito, respirando bene, riducendo i propri bisogni, limitando al massimo i consumi, controllando i propri desideri e allargando così i margini della propria libertà". pag. 496 "Alla fine tutto va messo alla prova: le idee, i propositi, quel che si crede di aver capito e i progressi che si pensa di aver fatto. E il banco di questa prova è uno solo: la propria vita. A che serve essere stati seduti sui talloni per ore a meditare se non si è con questo diventati migliori, un po' più distaccati dalle cose del mondo, dai desideri dei sensi, dai bisogni del corpo? A che vale predicare la non violenza se si continua a profittare del violento sistema dell'economia di mercato? A che serve aver riflettuto sulla vita e sulla morte se poi, dinanzi a una situazione drammatica, non si fa quel che si è detto tante volte bisognerebbe fare e si finisce invece per ricadere nel vecchio, condizionato modo di reagire?" pag. 565 (tratto dal sito dei Wu Ming, 2 agosto 2004)