ADDIO A TERZANI TRA GLI APPLAUSI DEI GIOVANI
di Marisa Fumagalli



FIRENZE – «Sembrano pochi sessantasei anni per morire. Ma mio padre aveva visto tutto, conosciuto ogni cosa, ogni angolo della terra che voleva conoscere. Aveva compiuto il suo viaggio nel mondo e, infine, dentro se stesso, ormai era pronto. Si era preparato a lungo e se n'è andato, con lo sguardo sereno. Non è morto - dice Folco Terzani - ha lasciato soltanto il suo corpo. Lui, sorprendendoci, aveva deciso che il momento del distacco sarebbe avvenuto nel Paese natale, nella nostra casa sull'Appennino, davanti alle montagne, E in questi mesi ci aveva chiesto di stargli vicino, proteggendolo. Non voleva ricevere visite né telefonate. All'Orsigna, aveva ricreato il suo angolo mistico - continua Folco Terzani - il suo Himalaya, dove trascorse l'ultimo periodo della vita, prima del ritorno». L’orazione civile per il funerale che non c’è, la cerimonia degli addii senza feretro e neppure lo scrigno con le ceneri del giornalista-scrittore («Babbo ci chiese di disperderle sui monti e nei fiumi dell’Orsigna», confida Folco), si è svolta, ieri pomeriggio, nella Sala dei Cinquecento, al primo piano di Palazzo Vecchio: trasloco repentino dalla Sala delle Armi, gremita con largo anticipo sull’orario. Troppo angusta per contenere la folla che ordinata, premeva per assistere alla commemorazione di Tiziano Terzani, fiorentino illustre. Al quale sarà assegnato il fiorino d’oro, alla memoria. «Sono contento dice il sindaco – che la notizia di questo riconoscimento gli sia arrivata in tempo». Leonardo Domenici apre la cerimonia con una nota personale: la dedica che Terzani scrisse per lui, donandogli l’ultimo libro, il 12 Marzo 2004: «Con l’augurio di fare di Firenze una città con un’anima». Da qui, lo spunto per riflettere sul percorso intimo e intellettuale dello scrittore. «Terzani che aveva visto tutte le guerre - spiega il sindaco – era paladino della pace assoluta. Ricordo quando durante il Forum sociale europeo del 2002, si schierò affianco alla città, che pur aveva trovato sciatta e bottegaia; si schierò con i molti giovani che credevano nei suoi stessi valori. Molti di loro sono in questa sala». Gli applausi si alternano alle parole, e alla musica dolce del maestro Krishna Das, arrivato dall’Himalaya. Era amico di Terzani, e fratello di «Dharma», il cammino della conoscenza. In prima fila, ecco i familiari dello scrittore: la moglie Angela, dal volto dolce e lo sguardo sereno; i figli Folco e Saskia (l’unica che cede alle lacrime di commozione). Ecco i grandi inviati della generazione di Terzani. Due nomi per tutti: Ettore Mo del "Corriere della Sera", Bernardo Valli de "la Repubblica". C’è Giuliano Amato, coetaneo di Tiziano, suo compagno di studi a Pisa. Quando prende la parola, dopo «l’orazione» di Folco, ricorda, con tenerezza Tiziano giovanotto che, assunto alla Olivetti, su indicazioni di Paolo Volponi incaricato di selezionare brillanti neolaureati, «capì subito che il mestiere di vendere la Lettera 22 non faceva per lui. Lui voleva fare il giornalista in Cina», sottolinea Amato. «Ho ammirato tanto la sua libertà», dice. «Non era un predicatore mistico della pace. Era convinto - aggiunge - che la guerra fosse figlia di una cultura sbagliata». Terzani giornalista, infine. Lo ricorda Paolo Ermini, condirettore del "Corriere della Sera", di cui Terzani era collaboratore: «Avremmo voluto che scrivesse di più per noi – nota Ermini – ma, certo, non è la quantità o la lunghezza degli articoli che rendono grande una firma. Alla sua famiglia il nostro affetto, a Tiziano il nostro grazie, a nome di coloro che la pensavano come lui ma anche di quanti non condividevano il suo pensiero. In un giornale, palestra di idee, ciò che conta è il confronto, libero, delle opinioni». (tratto dal quotidiano "Corriere della Sera", 31 luglio 2004)