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E nella valigia metteva il desiderio di guardare oltre


"Sono un esploratore e vado a esplorare", Tiziano aveva detto al giornalista inglese che lo intervistava, e sono le parole che abbiamo scritto nell’annuncio della sua morte a Orsigna, il 28 luglio di dieci anni fa. Lui la morte l’aveva sempre tenuta d’occhio lasciando detto, quando ancora si vedeva morire in bocca a un coccodrillo, di voler essere ricordato con una pietra che avesse un piccolo incavo in cui potevano bere gli uccellini, il nome, le due date d’obbligo e la sola parola, “viaggiatore”.

la Repubblica, 27 luglio 2014Viaggiava, viaggiava, perché viaggiare gli piaceva. Quante volte ha descritto l’emozione di una partenza, quel meraviglioso diventare anonimo e irreperibile! Viaggiare placava la sua innata irrequietudine, la sua sete di conoscenza. Ma essendo di natura affabile e comunicativa, cercava poi di raccontare ai lettori dei giornali per i quali scriveva quel che aveva visto e imparato strada facendo: non ultimo perché così si guadagnava da vivere. Fosse nato ricco, diceva, e qualche secolo fa, avrebbe vissuto viaggiando e scrivendo lettere a casa. Così, nato povero e in tempi moderni, viaggiava scrivendo per lavorare.

Ma un giorno, mentre con uno scalcinato piccolo mercantile attraversava il golfo della Thailandia verso la Cambogia — era l’anno 1993, quello in cui non prendeva mai aerei perché anni prima un indovino di Hong Kong gli aveva consigliato di non farlo — il suo amico Léopold, compagno di quel viaggio, gli chiese a bruciapelo: «E tu, cosa riporterai nelle tue valigie quando tornerai nella tua terra?».La domanda lo colpì. Già, che cosa? Articoli, analisi di dove va la Cina e cosa farà il Giappone, descrizioni di guerre e colpi di stato ovviamente non bastavano. Scrisse allora Un indovino mi disse, il libro in cui racconta di quell’anno in cui è vissuto diversamente, “con un altro punto di vista”.

Continuò a cercarlo sempre, nei dieci anni che gli restavano, a parlarne negli altri libri che scrisse e in quelli che ci lasciò, e di questo averlo cercato disse alla fine che era stato il suo “unico contributo”. «Vorrei diventare un profeta delle sue idee», mi scrive oggi in una lettera da un paesino delle Marche un suo lettore, «comunicare agli altri il desiderio di “guardare oltre” ». È con il desiderio di “guardare oltre” che Tiziano aveva affrontato la malattia e poi la morte. E forse è proprio questo il contenuto delle sue valigie.

di Angela Terzani Staude, La Repubblica, 27 luglio 2014
 

Tiziano Terzani, Loreti e la fabbrica del destino


Tiziano Terzani, la vita come avventura di Àlen Loreti (Mondadori)La prima ragione per leggere il libro di Àlen Loreti Tiziano Terzani, la vita come avventura (Oscar Mondadori ) è ovviamente nel titolo. Terzani resta immensamente popolare presso un vasto pubblico giovane soprattutto per un tratto curioso e unico di tutto ciò che ha fatto e del modo in cui lo ha fatto: le dimensioni del paesaggio. Si immerge in ogni cosa che fa in parti diverse del mondo, ma alza sempre lo sguardo ad altro, qualcosa che viene dopo e lo sta aspettando. Non è affatto iperattivo о tormentato dal demone del viaggio, Terzani. Piuttosto agisce e si muove come qualcuno che ha intravisto le carte e sa che cosa deve accadere, non nel senso della profezia о del veggente. Consapevole, invece, che sarà così e basta.

Se leggete attentamente la biografìa di Loreti, scritta con evidente conoscenza, evidente amicizia ma anche un buon mestiere di organizzatore di materiale, vi accorgete degli spazi che il narratore sa concedere ai brevi periodi di disorientamento di Terzani, momenti in cui il protagonista si ferma e deve cercare. Ma lo strano miracolo della sua vita è che in qualche modo i periodi in cui è “senza le carte” durano poco. Terzani sa cosa deve fare, dove e perchè. E un paragrafo о un capitolo cominciano sovente con la frase: “Angela intanto preparava il trasloco per...”. Qui ci sono due cosa da notare. Fanno parte della vita di Terzani e il suo biografo le ha messe in evidenza.

La prima è il rapporto raro, forse unico, fra Tiziano e Angela, (che è anche la ragione che mantiene una straordinaria giovinezza in questa storia che, anche alla fine, appare come una sfacciata sfida al mondo tipica delle persone molto giovani) . L’altra è il gesto che notavi fin da quando vedevi e lo seguivi da vicino, sul posto, e che è il gesto che ha reso Tiziano Terzani, in breve tempo un personaggio che, a parte l’ammirazione о l’apprezzamento professionale, ha i suoi discepoli e i suoi seguaci. Il gesto si ripete a ogni tappa della vita di Terzani. Quella vita appare dedicata a qualcosa che non è il successo, non è la carriera, non è l'affermazione sociale. La sua causa è ciò che sta narrando, a cui dedica rischio, paura, persino sofferenza fìsica. Ma non si tratta di ossessione professionale.

Piuttosto, per quello strano senso del destino che guida come una misteriosa bussola la sua vita, qualcosa gli indica, poco prima, ciò che farà. Alla destinazione, che è già scritta in qualche libro misterioso che Terzani è ammesso, di tanto in tanto a vedere, si aggiunge l’altro aspetto curioso e unico della vita di Terzani: la identificazione. Terzani è il protagonista di ciò che narra, e dunque narra ciò che vive lui stesso, insieme agli altri presso cui si è spostato. Per questo - e il libro di Loreti lo racconta bene - la figura dell’uomo nel libro assomiglia un po’ a un soldato (lui, così anti-militarista) per il senso del dovere e l’ineludibile chiamata a cui deve rispondere. E un po’ a un mistico (mi imbarazza dire “un santo”, lui così laico) per quella tendenza a dare piuttosto che a prendere, nel luogo che diventa di volta in volta, la sua casa, tra persone con cui si identifica.

di Furio Colombo, Il Fatto Quotidiano, 21 luglio 2014
 

Andrea Osvàrt: come mi sono preparata

Incontro Andrea alla prima del film a Milano e mi dice di ricevere regolarmente la "Govinda"... Quindi cosa meglio che leggere come è nata la sua partecipazione a "La fine è il mio inizio", nel ruolo di Saskia, e la dedica così personale che ha voluto condividere con noi?

 

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Interventi

Superfluo dire come la morte di Tiziano Terzani abbia colpito particolarmente le persone che lo conoscevano bene. Ecco dunque la necessità di scrivere un ricordo dell'amico, del collega, del compagno di viaggi. Tra i documenti che seguono vi è anche la motivazione del "Premio giornalistico Luigi Barzini all'inviato speciale" conferito a Terzani nel 1997.


Angela Staude
moglie di Tiziano Terzani, testo tratto dal "Rossofiorentino". 

Alfredo Bini
fotoreporter, testimonianza esclusiva per il sito tizianoterzani.com.

Ferruccio de Bortoli 
direttore del "Sole 24ore", testo tratto dal "Corriere della sera". 

Franco Cardini
docente di Storia Medievale, testo tratto dal "Rossofiorentino". 
 
Furio Colombo
editorialista de "l'Unità", articolo tratto
da "l'Unità".

Bernardo Valli
inviato de "la Repubblica",articolo tratto da "la Repubblica". 
 
Marisa Fumagalli
inviata del "Corriere della Sera", testo tratto dal quotidiano. 
 
Mara Amorevoli
giornalista de "la Repubblica", articolo tratto da "la Repubblica-Firenze".

Piero Verni
presidente dell'Associazione "Italia-Tibet", testo tratto dal sito. 
 
Francesca Caponetto
studentessa di Lettere Moderne all'Università di Bologna. 
 
Sandro Broggini
tecnico del suono del filmato "Anam, il senzanome". 

Lorenzo "Jovanotti" Cherubini
cantautore, testimonianza esclusiva per il sito tizianoterzani.com.

Gino Strada
chirurgo di guerra, testo tratto dalla newsletter di Emergency.

Eugenio Scalfari
editorialista de "la Repubblica", testo tratto da "la Repubblica".

Wu Ming
collettivo di narratori, testo tratto dal sito WuMingFoundation.com.

Pino Scaccia
corrispondente di guerra della RAI, testo tratto dal blog personale.

Massimo De Martino
fondatore del TT "Fun" Club, testimonianza esclusiva per il tt.com.

Premio Luigi Barzini
la motivazione del premio giornalistico conferito a Terzani nel 1997.

Secondo Calibano
editore della société éditoriale mapsulonnaise. 

Antonio Bortolotti
stewart di bordo, testimonianza esclusiva per il tizianoterzani.com.


Silvia Zangrandi
ricercatore di Letteratura italiana  presso l'Università IULM di Milano.

Paola Segurini
traduttrice e redattrice freelance si occupa di ambiente  e vegetarismo.

 
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