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La nuova via della seta

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di Robi Ronza.
Anno: 1984.
 

LA "CULTURA" DI MAO.

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Nel 1968 K. H. Fan pubblica "The Chinese Cultural Revolution" (New York, Monthly Review Press) edito in Italia un anno più tardi da La Nuova Italia di Firenze con il titolo "La Cultura di Mao" (nella traduzione di Anna Backhaus Righini). L'introduzione a questa antologia di documenti sulla Rivoluzione culturale è curata da un giovanissimo Tiziano Terzani, studente alla Columbia University.
Dalla quarta di copertina del 1969: «Il peso politico di un popolo di 800 milioni di persone è troppo forte per poterci permettere di non ascoltare con attenzione le sue parole o di non meditare attentamente i suoi "cahiers de doléances". Adesso che la ferrea legge della dialettica ha spezzato il discorso di Marx e Lenin in tante interpretazioni discordanti, e che il dissenso serpeggia all'interno delle ideologie più monolitiche, sarà utile riandare alle tappe ed alle ragioni di una riconquista del potere che del miracoloso. Il "dettato" di Mao Tse-tung, moltiplicato per il numero di infiniti libretti rossi (come i papaveri di primavera) andrà attentamente analizzato per riudire attraverso le parole d'ordine ai militanti cinesi l'eco di proposte politico-culturali che vennero dall'occidente. Le parole quarantottesche del manifesto alla riscossa proletaria si sono davvero affievolite da dover essere ribadite dalle grida argentine delle "guardie rosse"?».

 

 

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La vita di Gandhi

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di Louis Fischer.
Anno: 1969.
 

CINA DOPO MAO. Chiedi la verità ai fatti.

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Edito per la prima volta nel 1983, "China after Mao: seek truth from facts" (Penguin Books Ltd.) viene pubblicato in Italia nel 1987 dalla Jaca Book. Questo libro raccoglie le immagini della Cina e dei cinesi visti da Liu Heung Shing fotografo e giornalista dell'Associated Press.
L'introduzione del volume è affidata a Tiziano Terzani, grande conoscitore del Paese asiatico e testimone in prima persona dei risultati della "rivoluzione culturale".
Le didascalie alle foto sono di Liu Heung Shing, Victoria Graham e Klaus Bloemeker, quest'ultimo curatore del testo. La traduzione per l'edizione italiana è di Anna De Lorenzi.

 

 

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RABARI: GLI ULTIMI NOMADI.

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RABARI: GLI ULTIMI NOMADI.

 

Il Kutch, un angolo sperduto dell'India Nord-Occidentale, chiuso da paludi che nella stagione secca si trasformano in sconfinate distese salmastre, e dai grandi deserti del Sindh e del Rajasthan. Lì vivono i Rabari, pastori nomadi dediti all'allevamento dei cammelli; allevatori non per libere scelte individuali, ma per un preciso disegno divino che prese corpo quando Shiva, il dio più riverito dell'affollatissimo pantheon hinduista, infuse simultaneamente lo spirito della vita al primo Rabari e al primo cammello unendone i destini per l'eternità.
Originariamente "nomadi" a pieno titolo, i Rabari conducono oggi un tipo di vita "seminomade".  
Trascorrono nei villaggi i mesi estivi, nei quali si concentrano i grandi eventi rituali: in primo luogo i matrimoni, che celebrano la vitalità della specie e ne assicurano la continuità. A fine ottobre, passata la festività di Diwali, giunge il momento di riprendere i sentieri della transumanza. Spingendo avanti le greggi, le piccole carovane di cammelli attraversano tutta l'India centrale. Solo quando la primavera dell'anno seguente è già inoltrata e il nuovo monsone ha cominciato a risalire la costa occidentale dell'India, i Rabari iniziano a ripercorrere in senso inverso, in direzione del Kutch, il loro cammino.  
Le immagini dei Rabari del Kutch ci fanno conoscere, nella semplicità delle attività quotidiane e nella eccezionalità delle grandi cerimonie, la vita - povera ma affascinante e nobilitata dalle tradizioni - di uno dei più importanti gruppi nomadi dell'India.

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