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Tiziano Terzani, Loreti e la fabbrica del destino


Tiziano Terzani, la vita come avventura di Àlen Loreti (Mondadori)La prima ragione per leggere il libro di Àlen Loreti Tiziano Terzani, la vita come avventura (Oscar Mondadori ) è ovviamente nel titolo. Terzani resta immensamente popolare presso un vasto pubblico giovane soprattutto per un tratto curioso e unico di tutto ciò che ha fatto e del modo in cui lo ha fatto: le dimensioni del paesaggio. Si immerge in ogni cosa che fa in parti diverse del mondo, ma alza sempre lo sguardo ad altro, qualcosa che viene dopo e lo sta aspettando. Non è affatto iperattivo о tormentato dal demone del viaggio, Terzani. Piuttosto agisce e si muove come qualcuno che ha intravisto le carte e sa che cosa deve accadere, non nel senso della profezia о del veggente. Consapevole, invece, che sarà così e basta.

Se leggete attentamente la biografìa di Loreti, scritta con evidente conoscenza, evidente amicizia ma anche un buon mestiere di organizzatore di materiale, vi accorgete degli spazi che il narratore sa concedere ai brevi periodi di disorientamento di Terzani, momenti in cui il protagonista si ferma e deve cercare. Ma lo strano miracolo della sua vita è che in qualche modo i periodi in cui è “senza le carte” durano poco. Terzani sa cosa deve fare, dove e perchè. E un paragrafo о un capitolo cominciano sovente con la frase: “Angela intanto preparava il trasloco per...”. Qui ci sono due cosa da notare. Fanno parte della vita di Terzani e il suo biografo le ha messe in evidenza.

La prima è il rapporto raro, forse unico, fra Tiziano e Angela, (che è anche la ragione che mantiene una straordinaria giovinezza in questa storia che, anche alla fine, appare come una sfacciata sfida al mondo tipica delle persone molto giovani) . L’altra è il gesto che notavi fin da quando vedevi e lo seguivi da vicino, sul posto, e che è il gesto che ha reso Tiziano Terzani, in breve tempo un personaggio che, a parte l’ammirazione о l’apprezzamento professionale, ha i suoi discepoli e i suoi seguaci. Il gesto si ripete a ogni tappa della vita di Terzani. Quella vita appare dedicata a qualcosa che non è il successo, non è la carriera, non è l'affermazione sociale. La sua causa è ciò che sta narrando, a cui dedica rischio, paura, persino sofferenza fìsica. Ma non si tratta di ossessione professionale.

Piuttosto, per quello strano senso del destino che guida come una misteriosa bussola la sua vita, qualcosa gli indica, poco prima, ciò che farà. Alla destinazione, che è già scritta in qualche libro misterioso che Terzani è ammesso, di tanto in tanto a vedere, si aggiunge l’altro aspetto curioso e unico della vita di Terzani: la identificazione. Terzani è il protagonista di ciò che narra, e dunque narra ciò che vive lui stesso, insieme agli altri presso cui si è spostato. Per questo - e il libro di Loreti lo racconta bene - la figura dell’uomo nel libro assomiglia un po’ a un soldato (lui, così anti-militarista) per il senso del dovere e l’ineludibile chiamata a cui deve rispondere. E un po’ a un mistico (mi imbarazza dire “un santo”, lui così laico) per quella tendenza a dare piuttosto che a prendere, nel luogo che diventa di volta in volta, la sua casa, tra persone con cui si identifica.

di Furio Colombo, Il Fatto Quotidiano, 21 luglio 2014
 
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