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TERESA DI CALCUTTA. Una mistica tra Oriente e Occidente.

libro-calcuttaTERESA DI CALCUTTA. Una mistica tra Oriente e Occidente.


Fra le numerosissime pubblicazioni su Madre Teresa di Calcutta, questo volume è il primo in assoluto a mettere in luce il potente carattere mistico della sua esperienza spirituale. La figura famosa a livello mondiale della fondatrice delle Missionarie della Carità (premio Nobel per la pace nel 1979, Beata nell'ottobre 2003) viene qui studiata non sotto il profilo biografico bensì attraverso l'analisi sistematica del pensiero che ella aveva espresso soltanto in maniera orale e frammentaria. Da questa analisi scaturiscono la coerenza e la profondità dell'esperienza spirituale di Madre Teresa, come pure la forza rivoluzionaria del suo nuovo cristianesimo, che risulta essere il frutto del perfetto incontro tra due tradizioni: quella cattolica e quella induista, l'Occidente e l'Oriente, fino a raggiungere i più alti vertici dell'esperienza mistica. Teresa aveva, infatti, personalmente sperimentato questo fecondo contatto, vivendo in India per quasi venti anni prima di dare inizio alla sua opera, anni che avevano coinciso con quelli della lotta non violenta guidata da Mahatma Gandhi. Sono qui raccolti e commentati i testi più significativi del pensiero di Teresa e ne vengono messi in rilievo le assonanze con la concezione etico-religiosa di Gandhi, ma anche i punti di contatto con le parole del maestro della mistica occidentale: Eckhart.

 

 

Frammenti

"Io ho smesso di fare il giornalista alcuni anni fa. Mi sono ritirato sull'Himalaya, ho iniziato a studiare il sanscrito e mi sono messo a studiare la tradizione indiana perché ritengo che l’origine di tutto sia nell’India. Perché, secondo me, l’India ha inventato lo zero e ha inventato l’Uno. Tra queste cose c’è tutto. Me ne sarei stato lontano da tutto, sarei stato a guardarmi l’ombellico, a distruggere il mio ego, a fare quel vuoto di cui così bene parla questo bellissimo libro su Madre Teresa di Gloria Germani.
Ho letto questo libro: è bellissimo. Soprattutto perché parla delle radici osmotiche di Madre Teresa, della compenetrazione della sua tradizione cristiana con la cultura induista che lei aveva vissuto dentro di sé così concretamente. Ancora oggi nell’India pur modernizzata e in parte occidentalizzata, il divino è presente nella quotidianità della gente come in nessun altro Paese. È nel contadino che automaticamente tocca la terra prima di uscire di casa al mattino, e nel gesto di versare alcune gocce d’acqua sul cibo prima di mangiarlo; è nel modo stesso in cui la gente si saluta. Noi ci stringiamo la mano dopo averla aperta per mostrare che non nascondiamo armi, qui la gente unisce le mani al petto e si dice reciprocamente “namasté”: saluto la divinità che è in te.
Io direi che Madre Teresa non aveva un’idea geografica, storica, intellettuale, dell’India, perché il mondo, se lo si guarda dall’alto - e i grandi, come lei era, vedono il mondo dall’alto – non ha frontiere, non ha bandiere, gli uomini sono tutti uguali.
Lei, in India, vedeva i poveri, aiutava i poveri ed è quindi per osmosi che ha sentito la mistica, per osmosi ha sentito om purnam adah, purnam idam, perché lei era così.
Io sono arrivato da Madre Teresa per caso. Bello, perché il caso è l’altro lato della provvidenza. Facevo il giornalista. Ero in India già da un paio d’anni e mi occupavo come tutti i giornalisti delle guerre, del Kashmir, quanti morti, la rivoluzione. E poi, un giorno è uscito un orribile libro di un brillante e pretenzioso giornalista inglese, senza cuore , uno di quelli più dediti alla spettacolarizzazione di sé che alla ricerca di una qualche verità. Il titolo già dice tutto: Madre Teresa. La posizione della Missionaria. Era un libro velenoso che attaccava Madre Teresa dicendo che era una donna di potere, che voleva solo diventare famosa, che voleva essere santa, prendeva i soldi di tutti, anche di quelli che li avevano rubati ad altri, e per questo ebbe molto successo. Il mio giornale, Der Spiegel, mi chiamò chiedendomi di scrivere ciò che pensavo. Io, devo dire la verità, di Madre Teresa fino al 1995, non mi ero mai interessato. In India avevo viaggiato dappertutto, in Kashmir, in Punjab, anche a Calcutta dove ero stato ad occuparmi di altre storie. Ma non mi ero mai soffermato su Madre Teresa. I cristiani in India mi parevano troppo fuori posto, perché gli indiani soffrono molto a causa delle religioni missionarie, come il cristianesimo, che fanno un grande sforzo per convertire. La gente qui appartiene a una tradizione religiosa non aggressiva, come lo sono anche l’ebraismo oppure lo zoroastrismo e le conversioni al cristianesimo sono sentite come una forma di violenza, che cambia la cultura, crea conflitti e tensioni.
E tuttavia ero un giornalista e dunque lessi il libro di Christopher Hitchens e finalmente giunsi a Calcutta. Ero un bravo giornalista e sapevo come vanno fatte le cose. La prima cosa è camuffarsi. Andai a stare in un albergo da poco in Sudder Steet, la via dei mendicanti, e senza dire chi ero e che ero venuto per scrivere su Teresa, una mattina mi presentai alla Casa Madre come uno dei tanti volontari occidentali venuti per dare una mano.Mi dettero un cartellino e fu assegnato a Kalighat, la casa dei morenti. Fui accolto da una brava suora, di quelle simpatiche, e passai li alcuni giorni a fare quel che c’era da fare, a conoscere le suore, i giovani occidentali che ci lavoravano ed a sentire le storie dei poveracci che passavano in pace le loro ultime ore. Per osmosi anch’io, per rendermi conto di quello che facevano.
Poi sono andato da Madre Teresa perché dovevo fare l’intervista. Ho aspettato un po’ di tempo. La casa di Madre Teresa è nel centro più caotico di Calcutta, un caos di rumori, clacson, rumori di ogni genere. E poi ci sono i cattivi odori, l’inquinamento delle macchine dei motorini. Da qui lei gestiva una “multinazionale” perché aveva 600 case in 122 paesi del il mondo, un esercito di 4.000 suore e monaci da mandare di qua e di la e il tutto era gestito senza un computer, da un ufficietto al primo piano, soltanto con una guida del telefono e tre macchine da scrivere. Secondo la regola della povertà, nella case di Madre Teresa non ci sono radio, né televisori, non un condizionatore d’aria né un ventilatore. Già questo mi piaceva moltissimo. Mi piaceva questo centro così importante che lavorava con sistemi così vecchi e semplici.
Finalmente viene questa donna. Era già molto anziana, mi guarda e mi chiede - a me che ero già pronto con tutte le mie domande da giornalista, se aveva preso i soldi da un tale che poi era stato accusato di averli rubati alla cassa pensionistica di cui si occupava. Io, giornalista, non sono riuscito a chiederle niente perché lei mi ha guardato e lei mi ha chiesto: “Lei cosa fai per Cristo?” . “Io scrivo” ho quasi balbettato." (dalla prefazione di Tiziano Terzani)

L'Autore

t-mini-gg2Gloria Germani, laureata in Filosofia Antica presso l'Università di Firenze, ha proseguito gli studi nel campo delle filosofie e delle religioni dell'India presso l'Università di Pisa. Vive e opera a Firenze ed è membro del Centro Studi Caterina Conio per l'approfondimento degli studi sul pensiero indiano con particolare interesse al dialogo interreligioso e alla filosofia comparata.

 

Autrice:  Gloria Germani.
Anno: 2003.
Editore: Edizioni Paoline.
Pagine: 264.
Prefazione: Tiziano Terzani.
Sito: Edizioni Paoline.

 
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